martedì 7 agosto 2018

Il primo incontro con la madre

E' stato giustamente e autorevolmente sostenuto (vedi Recalcati) che il primo impatto-contatto del neonato, agli albori della vita, è l'incontro rassicurante con le mani della madre. Un incontro di sostegno, rassicurazione e accudimento. Verissimo, certo, ma penso anche a quella energia creativa che spinge il feto all'avventura della vita, al rischio del vivere: incunearsi nel canale del parto affrontando il trauma della nascita, ma anche alla grande gioia del primo grido liberatorio e del primo respiro profondo di libertà, di venire alla luce ed alla vita, di poter riconoscersi e specchiarsi in chi gli da conferma della sua esistenza. Identità, dunque, a mio parere non può circoscriversi solo all'accoglienza ed all'accudimento, bensì, al favorire già da subito il contatto occhi madre-occhi figlio per favorire il suo essere al mondo, la sua individualità distinta da quella della made, aiutandolo a disidentificarsi dalla simbiosi originaria intrauterina .
In Psicosomatica proponiamo oltre al lavoro terapeutico con le mani anche la percezione della presenza dello "sguardo materno". Sguardo vuol dire "identità": identità basilare della personalità, fiducia di base nelle relazioni e nella vita. Sguardo è incontrarsi-riconoscersi come anime. Lo sguardo ti fa ri-conoscere, ti fa vivere la gratitudine, ti fa evolvere verso l'autonomia adulta: le sole mani senza occhi possono generare dipendenza affettiva, prendere senza imparare a dare. Posizionare gli occhi per incontrare e riprendersi quello sguardo antico, esplorare il mondo, uscire dalla simbiosi materna è il lavoro che facciamo nei nostri gruppi di consapevolezza psicosomatica.

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