lunedì 13 agosto 2018

La domanda del giorno: " ma cos'è questo perdono?"...


Gesù disse: ... "perdonare di vero cuore sempre e subito" senza mai permettere al rancore di avvelenare il cuore neanche per un attimo". Un pensare dal tono squisitamente psicosomatico. In vero sono le stesse cose che dice il "Dalai Lama", la differenza di cultura però si rivela nell'essenza del perdono e della colpa. Il perdono richiede un livello di consapevolezza e di crescita che non si possono improvvisare, altrimenti parliamo di "perdoni diplomatici" o mentali. Il reale perdono parte da una sensazione di pace nel corpo e nell'anima, di armonia tra emozione e ragione in un processo di evoluzione interiore sofferto: parte dal respiro profondo che placa la conflittualità e dal cuore che semina amore mollando l'orgoglio. Chi ha un malsano rapporto col proprio corpo non può accedere al perdono vero e questo accade nelle culture che demonizzando la corporeità, creano separazione tra mente e corpo, spirito e materia, intelletto e sentimento, tra ragione ed emozione, tra sesso e amore. Ho voluto sottolineare l'aspetto corporeo che Gesù ha evidenziato ma che molti , purtroppo, non riescono a leggere. "Senza corpo e senza respiro ed emozioni il perdono diventa solo una fustigazione per errori e colpe". Nella cultura dei grandi maestri la spiritualità e la saggezza passano attraverso il respiro "anemos" interiore, il soffio vitale, che connette il cuore con l'universo , altrimenti si scivola irrimediabilmente nell'ideologia e nel fondamentalismo mistico. 

martedì 7 agosto 2018

Il primo incontro con la madre

E' stato giustamente e autorevolmente sostenuto (vedi Recalcati) che il primo impatto-contatto del neonato, agli albori della vita, è l'incontro rassicurante con le mani della madre. Un incontro di sostegno, rassicurazione e accudimento. Verissimo, certo, ma penso anche a quella energia creativa che spinge il feto all'avventura della vita, al rischio del vivere: incunearsi nel canale del parto affrontando il trauma della nascita, ma anche alla grande gioia del primo grido liberatorio e del primo respiro profondo di libertà, di venire alla luce ed alla vita, di poter riconoscersi e specchiarsi in chi gli da conferma della sua esistenza. Identità, dunque, a mio parere non può circoscriversi solo all'accoglienza ed all'accudimento, bensì, al favorire già da subito il contatto occhi madre-occhi figlio per favorire il suo essere al mondo, la sua individualità distinta da quella della made, aiutandolo a disidentificarsi dalla simbiosi originaria intrauterina .
In Psicosomatica proponiamo oltre al lavoro terapeutico con le mani anche la percezione della presenza dello "sguardo materno". Sguardo vuol dire "identità": identità basilare della personalità, fiducia di base nelle relazioni e nella vita. Sguardo è incontrarsi-riconoscersi come anime. Lo sguardo ti fa ri-conoscere, ti fa vivere la gratitudine, ti fa evolvere verso l'autonomia adulta: le sole mani senza occhi possono generare dipendenza affettiva, prendere senza imparare a dare. Posizionare gli occhi per incontrare e riprendersi quello sguardo antico, esplorare il mondo, uscire dalla simbiosi materna è il lavoro che facciamo nei nostri gruppi di consapevolezza psicosomatica.

" Dal 12 Settembre nelle librerie il mio libro:  L'Amore tra libertà e solitudine"